Biblioteca "Ettore Borghi" – ISTORECO

Il nostro libro del venerdì #17

Oggi facciamo un salto nella Germania post-bellica descritta dallo scrittore Heinrich Böll, premio Nobel per la letteratura nel 1972, attraverso gli occhi di un clown nel pieno di una crisi non solo artistica, ma anche esistenziale. Questo romanzo è un capolavoro assoluto non solo della letteratura tedesca del movimento denominato Trümmerliteratur, cioè “letteratura delle macerie” relativo al periodo della ricostruzione dai bombardamenti del secondo conflitto globale, ma di tutta la letteratura mondiale.

image_book.php

FAI CLICK SULLA COPERTINA PER CERCARLO NEL CATALOGO!

Il protagonista del racconto, narrato in prima persona, è il clown Hans Schnier. Tutto si svolge in sole tre ore, in una camera d’albergo a Bonn nel 1962. Attraverso l’uso delle analessi, continui riferimenti al passato e ritorni ad un presente più che mai sconsolato e malinconico, si scopre quella che è stata fino a quel momento la vita del nostro pagliaccio. È la vita di un artista, che a 21 anni lascia gli studi per seguire quello che era il suo sogno e la sua ambizione, contro cui nemmeno i genitori, separati e completamente immersi in un sistema più che mai borghese e distante dal mondo del figlio, possono opporsi in alcun modo.

Proprio in questo momento di sconforto, dovuto alle critiche che girano sui giornali di tutto il paese, il padre va a fargli visita con l’intento di fornirgli un aiuto concreto. Ma i rapporti sono irreparabilmente tesi. Hans rinfaccia a suo padre di non aver mai usufruito della ricchezza della famiglia, a causa della tirchieria della madre, e soprattutto in una conversazione al telefono con lei, una delle tante con cui il pagliaccio cerca di mettersi in contatto con i suoi conoscenti alla disperata ricerca di un prestito, rimprovera, come ha sempre fatto, di non aver impedito alla sorella Henriette di arruolarsi nella difesa antiaerea Flak, evento che in seguito l’ha portata alla morte.

Ma non sono solo le critiche e i problemi di lavoro che hanno portato il comico a questa deprimente situazione. Quello che lo ferisce di più è la fine della sua storia d’amore con la cattolica Maria. I due non si sono mai sposati, anche a causa del  rifiuto di Hans di firmare una carta in cui veniva stabilito che i loro figli sarebbero cresciuti secondo precetti cattolici. Ma proprio questo inconciliabile stile di vita porterà Maria ad abbandonare Hans sposandosi poi con il tanto odiato borghese e cattolico Züpfner.

Così nella camera d’albergo il clown che non diverte e soprattutto non si diverte più, si rimette a pensare al suo passato e al suo amore perduto per sempre.

Lo consigliamo perché…

Heinrich Böll ci ha regalato con questo romanzo una critica alla società post-bellica e del miracolo economico della rinascita della nuova società democratica tedesca, con un riferimento speciale al versante borghese di questo nuovo periodo storico. La borghesia che negli anni ’60 era favorevole ad una nuova democrazia, era la stessa che non è mai stata troppo ostile al nazismo, sempre pronta a riproporre la sua ipocrisia e i suoi pregiudizi.

Ma Hans Schnier non vuole sottostare alle regole della società e alle sue imposizioni, cercando continuamente la sua libertà e la verità in un sistema politico e sociale falso e corrotto. Ma qual è il prezzo per questa tanto bramata libertà che lo ha portato ad essere un artista?

heinrich_boll_il_suo_ricordo_a_30_anni_dalla_scomparsa2

 

Heinrich Böll

Il nostro libro del martedì #18

La sera del 31 ottobre 1926 a Bologna, nel pieno delle celebrazioni della rivoluzione fascista, Mussolini è bersaglio di un colpo di pistola. Un ragazzo, identificato come l’attentatore nel parapiglia che segue, viene linciato: è Anteo Zamboni, terzogenito sedicenne di un tipografo già anarchico e ora fascista e amico del leader del fascismo bolognese Leandro Arpinati. L’attentato fa scattare la reazione dei fascisti da strada e fornisce l’esca per la promulgazione delle leggi eccezionali che sanciscono l’instaurazione della dittatura.

991c440cover07914

FAI CLICK SULLA COPERTINA PER CERCARLO IN BIBLIOTECA!

Intanto la giustizia, sia pure fascista, segue il suo iter: si fanno le indagini, si processano i familiari di Anteo, che finiranno condannati chi alla galera, chi al confino. Ma è stato un complotto di famiglia o entrano in gioco altri attori, magari il mondo facinoroso del dissidentismo fascista? Anteo è un tirannicida, una pedina di un gioco più grande di lui, o addirittura la vittima casuale di una violenza di piazza? Attorno a questo enigma si sono mossi gli inquirenti allora, e si sono interrogati antifascisti e storici per decenni, e ancora oggi.

Lo consigliamo perché…

A partire da una straordinaria base di documenti inediti (le carte di polizia e del tribunale) il libro di Brunella Dalla Casa, dell’Istituto per la storia della Resistenza bolognese, racconta le molte e contraddittorie facce di questo ennesimo mistero italiano. Non è un poliziesco, e non si scoprirà l’assassino: ma il lettore è guidato in una storia ambigua e tragica che come poche altre riproduce il clima corruttore che respirò l’Italia fascista.

Anteo_Zamboni

Anteo Zamboni a 7 anni

Il nostro libro del venerdì #16

Uscito postumo nel 1949 Apologia della storia è uno dei capisaldi della metodologia della ricerca storica e della storiografia. Un libro scritto dallo storico francese Marc Bloch.

marc bloch libro

FAI CLICK SULLA COPERTINA DEL LIBRO PER CERCARLO NEL NOSTRO CATALOGO!

Quando Bloch scrisse questo libro, pubblicato dal suo grande amico Lucien Febvre, e storico lui stesso, insieme al quale fondò la rivista “Annales d’histoire economique et sociale”, si trovava in una condizione molto difficile. Dopo il giugno 1940, metà della Francia era sotto il dominio tedesco e, a causa della sua origine ebraica, Bloch fu espulso dalla Sorbona e costretto a trasferirsi a Montpellier.

Bloch, nonostante una situazione personale molto difficile e pericolosa, scrisse Apologia della storia o mestiere di storico in forma semplice e chiara. Come sostiene lo stesso autore nell’“Introduzione”, è un libro ideato per rispondere a una semplice domanda che un bambino potrebbe porre al proprio padre: “Mi spieghi a che serve la storia?”. Da questa semplice domanda, Bloch analizza via via il tema e, procedendo dal generale al particolare, sostiene che tutte le scienze hanno il loro fascino e così anche la ricerca storica è dettata dall’esigenza del “vivere meglio” e dallo “sforzo verso il miglioramento della conoscenza”. Bloch sostiene l’importanza della interdisciplinarietà con altre materie, in particolare con quelle umanistiche. Nel primo capitolo si sofferma sull’oggetto della storia e definisce lo storico con un’immagine evocativa e “terribile”: “Il buon storico assomiglia all’orco della fiaba: là dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda”. Il secondo, il terzo e il quarto capitolo, mostrano i problemi con cui “l’orco” deve confrontarsi e delinea il mestiere di chi si occupa di storia. Il secondo capitolo “L’osservazione storica”, in particolare, si occupa delle testimonianze dirette e indirette e del fatto che lo storico molte difficilmente può verificare direttamente ciò che racconta. Il terzo capitolo, “La critica”, evidenzia un altro problema, ovvero quello della veridicità delle testimonianze e delle fonti usate, mentre nel quarto “L’analisi storica”, tratta il tema complesso della nomenclatura, ovvero i nomi che lo storico attribuisce ai fenomeni che studia. Il quinto capitolo, rimasto senza titolo e incompiuto, abbozza una riflessione sui rapporti fra causa ed effetto.

marc bloch

Marc Bloch

Lo consigliamo perché…

Nonostante sia un saggio storico, grazie alla semplicità e alla chiarezza che lo contraddistingue, è un libro adatto e scritto per tutti. Con questa sua opera postuma, Marc Bloch chiarisce una volta per tutte che la storia non è noia. La storia, al contrario, è una scienza attiva, che talvolta, se ci si lascia ammaliare dal suo fascino, può essere molto coinvolgente.

«Se fossi un antiquario non avrei occhi che per le cose vecchie. Ma sono uno storico. Ecco perché amo la vita», con queste parole di Henri Pirenne, Marc Bloch, accomiatandosi, spiega il significato dell’Apologia, scritta prima che venisse torturato e poi fucilato dalla Gestapo il 16 giugno 1944.

Il nostro libro del martedì #17

Un secolo fa il mondo si ritrovava nel pieno della prima guerra mondiale, la prima guerra moderna e tra le più sanguinose e inutili nella Storia dell’Umanità. Il romanzo che vi proponiamo oggi, “Fino all’ultimo uomo” di Frederic Manning, ci catapulta in quella tragedia attraverso gli occhi del soldato semplice Bourne che, diversamente dai classici libri di Storia, ci racconta la quotidianità degli uomini che hanno vissuto quegli anni fianco a fianco con la morte.

6764-FINO ALL'ULTIMO UOMO.indd

FAI CLICK SULLA COPERTINA PER CERCARLO IN BIBLIOTECA!

Prima Guerra mondiale. Il soldato semplice 19022 dell’esercito inglese, Bourne, passa le giornate sul fronte francese nei pressi de La Somme, tra assalti, piogge di artiglieria nemica, trasferimenti, marce, pause in retrovia. I rapporti umani con i commilitoni e con gli abitanti delle cittadine occupate sono il nucleo della vita di Bourne e dei suoi giovani compagni, vittime e pedine di una tragedia immane, che costò milioni di vite…
Nel 1915, gli eserciti in campo nella Prima Guerra mondiale erano ormai dolorosamente consapevoli che ci si era infognati in una lacerante, agghiacciante, ingestibile guerra di posizione, con milioni di uomini ammassati come topi nel fango delle trincee giorno dopo giorno, senza apprezzabili cambiamenti nello scacchiere geopolitico. Alla conferenza di Chantilly, i francesi propongono di sferrare un violento, decisivo attacco all’esercito prussiano sulla Somme. La responsabilità dell’offensiva ricade quasi in toto sulle truppe inglesi, che nel luglio del 1916 ottengono una vera vittoria di Pirro: per un’avanzata di circa 10 km, sul campo rimangono 620.000 tra inglesi e francesi, e 450.000 tedeschi, in quella che passerà alla storia come la battaglia più sanguinosa di tutti i tempi.

Il protagonista di questo romanzo (e in definitiva, anche il suo autore, visto che siamo di fronte ad un’opera largamente autobiografica) ha vissuto quei mesi proprio nel bel mezzo del massacro, con una breve parentesi nelle retrovie, e ne scrive un diario scevro da retorica e voglia di stupire: un susseguirsi di aneddoti piccoli, profondamente umani, quasi noiosi a volte nella loro terribile semplicità. Il tran-tran al quale i soldati in guerra sono costretti ad assuefarsi diventa pagina dopo pagina anche il nostro, e poco a poco ci accorgiamo (a fatica ma con orrore) che la morte di questo o quello, la miseria terribile, la distruzione diffusa quasi non ci toccano, diventano insopportabilmente normali. Il romanzo, uscito con una tiratura di 600 copie stampate a proprie spese dall’autore e con il titolo The middle parts of Fortune nel 1929, ebbe un’edizione rilegata (e pesantemente censurata) nel 1930 dal titolo Her Privates We. Entrambi i titoli sono citazioni shakespeariane dell’Amleto, dove, nell’Atto II scena 2 leggiamo: AMLETO: Allora voi vivete intorno alla vita, o nel bel mezzo dei suoi favori? GUILDENSTERN: In fede, siamo i suoi intimi ( nell’originale: Faith, her privates we, ndr) AMLETO: Nelle segrete parti della Fortuna? Oh! Verissimo, ella è una bagascia. Probabilmente Manning (che ha sempre firmato il suo romanzo con lo pseudonimo ‘soldato semplice 19022’) voleva alludere alla potenza della Fortuna, che ciecamente dispone della vita e della morte, e ancor di più al fronte, dove ogni giornata è una vera roulette russa. Il fatto che ogni capitolo si apra con una citazione da un’opera di Shakespeare dà anche la misura della finezza autoriale del tutto.

Manning non vuole colpirci allo stomaco (e ne avrebbe tutti i motivi e le possibilità) ma semplicemente renderci testimoni muti e dolenti di una tragedia. Eppure la rigida censura dell’epoca colpì duro il libro, purgandolo di tutte le parti ritenute troppo violente o sconce (con particolare attenzione al turpiloquio): solo nel 1999 ha visto di nuovo la luce la versione iniziale integrale che ora Piemme meritoriamente ci propone. Un’occasione da non perdere per fare un giro sulla macchina del tempo e passare qualche settimana nel fango a pregare che quella granata cada un po’ più in là e a capire ancora di più quanto la guerra sia una inutile, grottesca messa in scena alla quale dovremmo smetterla una volta buona di applaudire.

trincea

Soldati inglesi in trincea

Lo consigliamo perché…

In un romanzo considerato un capolavoro della letteratura di guerra, la battaglia della Somme, una delle più terribili carneficine della storia, rivive attraverso gli occhi del soldato semplice Bourne, alter ego dell’autore. L’attenzione è tutta rivolta agli uomini che combattono e muoiono, che marciano fino allo sfinimento, tormentati dai parassiti e dal sudiciume, che attendono nelle retrovie. Le imprecazioni, i pensieri, la paura non concedono,nulla all’idealizzazione della vita militare. Il risultato è un profondo, sincero ritratto del soldato semplice di fronte alla terribile prova della guerra. Della Grande guerra e di ogni guerra.

Il nostro libro del venerdì #15

Oggi vi parliamo di un libro unico nel suo genere, nato dalla grande fantasia latino-americana, che ha cambiato il modo non solo di scrivere letteratura, ma soprattutto di leggerla. Stiamo parlando di “Rayuela” o in italiano “Il gioco del mondo” il grande capolavoro dello scrittore franco- argentino Julio Cortàzar.

rayuela

FAI CLICK SULLA COPERTINA PER CERCARLO IN BIBLIOTECA!

Chi prende in mano questo libro deve essere consapevole fin da subito che, se vorrà, non ne leggerà solo uno, ma due. Seguendo la tavola di orientamento che viene presentata dall’autore nella prima pagina, ci viene detto che il libro si può leggere in due ordini: il primo libro va infatti dal capitolo 1 al 56, secondo il metodo di lettura più tradizionale; il secondo comincia dal capitolo 73, e segue un ordine, o forse un “disordine”, ben precisato dallo scrittore, che inserisce nel nuovo libro capitoli completamente nuovi e capitoli del primo libro. Ma non finisce qui. Secondo Cortàzar è infatti possibile leggere “Il Gioco del mondo” in un terzo modo, in totale libertà e a discrezione del lettore, inventando ex-novo l’ordine dei capitoli e trovando una terza storia all’interno di questo libro formidabile.

Il romanzo è poi ulteriormente diviso in tre parti: “Dall’altra parte”, “Da questa parte” e “Da tutte le parti”. Il protagonista del romanzo è l’argentino Horacio Oliveira, trasferitosi a Parigi nel 1951, nel quale è impossibile non vedere un autobiografismo dell’autore. Nella prima parte si narra dell’ambiente intellettuale in cui è immerso Horacio e i suoi amici del Club, appassionati di musica jazz e intenti a discussioni che illustrano la concezione della vita di Cortàzar. In questa prima parte emerge la tormentata storia d’amore tra Oliveira e La Maga, un’immigrata uruguayana con ambizioni musicali che porta con sé il figlio neonato Rocamadour Il loro rapporto è molto difficile e terminerà con una separazione, ma la loro storia d’amore lascerà per sempre il segno in Oliveira. Nella seconda parte il protagonista ritorna in argentina dall’amico Traveler e da sua moglie Talita. In questa coppia Oliveira rivedrà se stesso e La Maga, generando scompiglio e arrivando a sostituire completamente l’immagine della Maga a quella di Talita. Infine la terza ed ultima parte contiene vari materiali che racchiudono il pensiero dell’amato scrittore del Club, Morelli, in cui si possono ritrovare riflessioni che appartengono a Cortàzar, e molto spesso utilizzate per interrompere la linearità del romanzo. L’epilogo finale lascia veramente a bocca aperta e con molte più domande che risposte.

Lo consigliamo perché…

Per alcuni è il corrispondente latino dell’Ulysse di Joyce e del suo stream of conciousness, ma sono due opere che nascono da un contesto e da una cultura molto diversa, e proprio per questo è inutile fare un confronto simile. È una vera sperimentazione non solo a livello strutturale, ma anche lessicale, che con l’invenzione del Gliglico, un nuovo linguaggio di invenzione della Maga, porta direttamente l’autore nel novero degli onomaturgi. Un libro che senza dubbio mette alla prova i lettori, assolutamente unico nel suo genere, sempre capace dal 1963 fino ad oggi di sovvertire i canoni classici della letteratura e non solo, arrivando ad osare dove nessuno prima aveva mai osato nella scrittura di un romanzo, ma anche e soprattutto nel richiedere una risposta ai lettori di tutto il mondo. Perché, proprio come sosteneva Miguel De Unamuno, un romanzo per essere completo non può essere solo scritto, ma deve essere letto. L’esempio calzante lo abbiamo proprio con “Il Gioco del mondo”.

Ma questo Gioco del Mondo o Rayuela che cos’è? Quello che in Italia è più noto con il nome di “Settimana” o “Campana”, in cui i bambini lanciano una pietra e fanno attenzione a non pestare le righe delle caselle, saltellando.

E forse è così. Forse la vita è un gioco per bambini.

il_gioco_del_mondo_rayuela

Corso di formazione per docenti aperto alla cittadinanza “La Storia va in scena”

Tre incontri, di tre ore ciascuno, in cui si parlerà di Cinema e Storia cercando di analizzare e valorizzare anche le diverse modalità di racconto e linguaggio che caratterizzano autori e film presi in esame. Nel primo incontro vi sarà un’introduzione relativa alla specificità del linguaggio cinematografico mentre in quelli successivi uno storico discuterà, alla fine, con il relatore sul tema preso in esame.

Il secondo e il terzo incontro si terranno all’interno della Biblioteca “Ettore Borghi”.

file_object_6318

Relatore: Nico Guidetti
Discussant: Massimo Storchi – Alessandra Fontanesi
Coordinamento: Alessandra Fontanesi
In collaborazione con Ufficio cinema Comune di Reggio Emilia

23 marzo, ore 16.00 Cinema Rosebud
La messa in scena della Storia

28 marzo, ore 16.00 Biblioteca Ettore Borghi, Istoreco
Italiani brava gente

4 aprile, ore 16.00 Biblioteca Ettore Borghi, Istoreco
Shoah: si può fare poesia dopo Auschwitz?

Scarica il programma dettagliato degli incontri

Per info e iscrizioni:
Alessandra Fontanesi didattica@istoreco.re.it

Costi di iscrizione:
1 incontro 10 euro, tre incontri 25 euro

Il nostro libro del martedì #16

In occasione dell’imminente festa della donna, ecco “Le donne della costituente”, a cura di Maria Teresa Antonia Morelli, che ci ricorda l’importante ruolo delle donne nella creazione della nostra Costituzione.

Questo volume edito dalla Fondazione della Camera dei Deputati è interamente dedicato alle donne che furono elette all’interno dell’assemblea costituente il 2 giugno 1946. Le donne elette furono solo 21 su 556 costituenti, ma furono portatrici di un cambiamento profondo, nonostante rappresentassero solo una minima percentuale dell’assemblea. Esse furono attive e instancabili testimoni delle problematiche che affliggevano l’Italia appena uscita dalle tragedie della seconda guerra mondiale e dai soprusi della dittatura fascista. Provenendo da diversi gruppi politico-culturali, le donne costituenti portavano il loro punto di vista e, per la prima volta, venivano stigmatizzate quelle disuguaglianze ed esclusioni sociali, politiche e lavorative che avevano caratterizzato la storia delle donne.

9788842083603

FAI CLICK SULLA COPERTINA PER CERCARLO NEL CATALOGO

Il libro, inizialmente, offre un panorama biografico sulle 21 donne della costituente, raccontando le loro vite, le diverse attività in cui furono impegnate e le differente esperienze di vita privata e pubblica che le formarono socialmente, politicamente e umanamente. Erano donne di varia estrazione sociale, che nacquero in periodi diversi e anche temporalmente distanti, compresi fra la fine dell’Ottocento e l’inizio degli anni Venti del Novecento. Questa pluralità di vedute e di formazione politica fece della piccola percentuale, che le donne rappresentavano all’interno dell’Assemblea costituente, un punto di forza. Le donne non potevano più essere escluse, non potevano più essere ignorate, non si sarebbe potuta costruire una nuova politica italiana senza la rappresentanza femminile.

donne_costituenti

Il volume raccoglie non solo gli interventi delle costituenti nella ‘Commissione dei 75’ e delle sottocommissioni, ma anche quelli relativi ad altre attività legislative e non dell’assemblea. Nilde Iotti, Bianca Bianchi, Nadia Gallico Spano, Teresa Noce Longo, Maria Agamben Federici, Adele Bei Ciufoli, Filomena Delli Castelli, Maria Nicotra Verzotto, Elisabetta Conci, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Laura Bianchini, Teresa Mattei, Maria De Unterrichter Jervolino, Ottavia Penna Buscemi, Rita Montagnana, Angiola Minella Molinari, Elettra Pollastrini, Vittoria Titomanlio, Maria Maddalena Rossi, Angelina Merlin sono i nomi delle cotistituenti che si sono dedicate alla stesura del testo fondante della Repubblica italiana, portandovi le loro esperienze di lavoratrici, intellettuali, combattenti, militanti, donne, ma sopra ogni cosa, di esseri umani, il cui diritto alla partecipazione e all’espressione era stato lungamente ignorato e tralasciato sia socialmente che istituzionalmente.

Lo consigliamo perché…

È un documento che raccoglie con attenzione la documentazione relativa al contributo femminile durante le consultazioni e la stesura della Costituzione Italiana, permettendo ai lettori di conoscere più da vicino le lotte, gli obiettivi e i punti di vista di queste donne così diverse tra loro, ma che insieme delineano la prima riconosciuta rappresentanza femminile a livello politico nella storia italiana. Vi si trovano i loro interventi, i loro contributi, le loro biografie.

Questo libro offre la possibilità di soffermarsi – non solo in occasione dell’8 marzo, festa della donna – sul contributo che le donne hanno portato, ieri, alla ricostruzione della società civile dopo la guerra e oggi possono portare alla difficile e complessa costruzione della società italiana.

donne-e-costituente-2

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: