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Il nostro libro del martedì #12

La storia di Giovanni Cuccu – Samassi (Cagliari), 14 ottobre 1914/21 ottobre 2005 – non è una semplice e scontata biografia, ma è la vita di un combattente partigiano coraggioso e amante della libertà. Nella autobiografia”Le stelle ci guidano”, edito da Cuec, riviviamo l’infanzia e la scelta di passare con i partigiani jugoslavi di Giovanni, detto “Ivo”, mentre è centinaia di chilometri di distanza da casa.

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Giovanni era un povero e laborioso agricoltore che risiedeva a Samassi (un piccolo centro vicino a Cagliari) assieme alla sua numerosa famiglia, composta dai genitori e da sei figli. Partiva militare nel 1935 con destinazione il 71° Reggimento fanteria di stanza tra Mestre e Venezia. Venne poi richiamato, nel 1940, nel 45° Reggimento fanteria di Cagliari e destinato alla Compagnia cannoni anticarro. Giovanni a causa di una malattia otteneva una lunga convalescenza. «(….) Avevo appena cominciato a gustare la vita del congedato – scrive Cuccu –, quando ricevetti una cartolina che mi chiamava all’arruolamento nella MVSN, Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il corpo creato dai fascisti. A me i fascisti non erano mai piaciuti, neppure quando ero bambino; e non mi attirava per niente avere a che fare con tutti quei caporioni vestiti di nero che circolavano per il paese dandosi arie di padreterno e destando un senso di angoscia per le loro lugubri uniformi. Così, subito dopo aver letto la cartolina, l’accartocciai e la gettai nel camino: i miei genitori, che ne avevano seguito la lettura, mi guardarono sgomenti (…)».

Giovanni Cuccu renitente alla leva, veniva accompagnato al carcere militare di Cagliari, successivamente a Lanusei e infine, nel marzo del 1942 al carcere militare di Gaeta. La liberazione dalla detenzione comportava la partenza per il fronte.

A questo proposito scrive Cuccu: «(…) lì, ci dissero, ognuno di noi avrebbe lavato con l’ardimento le macchie del passato. (…)». Il sardo, veniva destinato alla Jugoslavia, nella regione di confine tra Slovenia e Croazia, in forze al 23° Reggimento di Fanteria “Gorizia”, con sede a Crnomelj e, in seguito al 3° battaglione “Isonzo” il cui comando si trovava a Metlika. Questo era un battaglione di punizione nel quale si impiegavano armi pesanti. Giovanni Cuccu veniva assegnato nella Compagnia mitraglieri. In terra slava, la Compagnia “Isonzo” doveva difendere la cittadina dagli attacchi dei partigiani «(…) in queste occasioni alle unità regolari dell’esercito – scrive – si aggregavano anche gruppi di militari fascisti, italiani e jugoslavi del posto, noti per le loro ribalderie e la loro crudeltà (…)». Giovanni n terra slovena intrattiene buoni rapporti con la popolazione locale, riuscendo ad intrattenere rapporti di amicizia leale e duratura. Nell’estate 1942 compiva un gesto di estrema gravità nei confronti della dittatura mussoliniana, ovvero rifiutava la tessera del fascio, che il Duce concedeva a tutti i militari che si trovavano nei Balcani.

Da questo momento inizia la sua latitanza nell’esercito di liberazione jugoslavo, che lo farà diventare un’eroe nazionale nella tera di Tito.

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Partigiani italiani a Pola

Lo consigliamo perché…

La storia documentata di un partigiano sardo che ha combattuto sui Balcani nelle Brigate del Maresciallo Tito. Dall´infanzia passata nelle montagne del villacidrese con il padre pastore, agli anni di una gioventù tormentata dalla seconda guerra mondiale. Le foto e i documenti che attestano una storia starordinaria che seppure ormai lontana nel tempo rimane drammaticamente attuale.

I nostri libri del venerdì #4

Quest’oggi proponiamo un libro che non è solo un romanzo, non è solo un saggio storico, non è solo una memoria personale: Romanzo balcanico di Abdulah Sidran.

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In questo libro si mescolano forme artistiche e letterarie differenti, che raccontano pezzi di storia personale, nazionale e internazionale. Una mescolanza che è sorprendentemente efficace nel raccontare la vita di un uomo e quella dei suoi luoghi d’origine. Si tratta di Abdulah Sidran (nato a Sarajevo nel 1944), scrittore e sceneggiatore bosniaco, autore di testi internazionalmente premiati e apprezzati tra cui quello per il film Ti ricordi di Dolly Bell? (1981) e Papà in viaggio d’affari (1985) entrambi diretti da Emir Kusturica. Questo libro è infatti un compendio di suoi lavori in ambito cinematografico e teatrale, così come testi di prosa e poesia, in cui diversi autori oltre a Sidran stesso raccontano la storia del paese che divenne Jugoslavia, successivamente frantumato dai nazionalismi e da macchinazioni politiche, che portarono all’ultimo sconvolgente conflitto europeo del ventesimo secolo. Si racconta della vita della famiglia Sidran, profondamente concatenata agli sviluppi storici del luogo, attraverso dialoghi tra Sidran e Del Giudice. Autori quali Di Paola e Pirjevec approfondiscono avvenimenti socio-politici durante il Novecento balcanico, Tataragic, Kis trattano più strettamente di cinema e teatro jugoslavo e del ruolo di Sidran al loro interno. Infine, in questo poliedrico volume, si trovano anche interventi di Ugresic, Jergovic e Richter su identità Jugoslava, la sua difficile esistenza, le contraddizioni e la complessa ricostruzione dopo l’ultimo conflitto. Ricostruzione di vita e normalità difficili da perseguire in un paese profondamente ferito e spaccato come la Bosnia Erzegovina.

Lo suggeriamo perché…

È un racconto a più voci, e a più stili, in cui la vita dell’essere umano è guardata da vicino, così come nel suo contesto socio-politico. La vita di Sidran e la sua famiglia raccontata sia da lui stesso che da coloro che li hanno conosciuti, dà al lettore la possibilità di individuare i profondi legami tra i vissuti di un uomo e le sue riflessioni, le sue azioni, che emergono dai suoi scritti e dalle sue opere letterarie. Alla storia delle terre balcaniche, in particolare quella dell’odierna Bosnia Erzegovina, viene quindi data una visione più personale, che permette di avvicinarsi all’esperienza dell’individuo all’interno di questi avvenimenti controversi e dolorosi. Ritrovare il vissuto umano in una storia di grandi sofferenze, spesso a seguito di azioni disumane. Romanzo balcanico è un racconto di vita umana nelle tante sue forme, un racconto di perseverante resistenza.

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