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Tag Archives: resistenza reggiana

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Il nostro libro del martedì #31

“Quel che resta…Storie di Guerra e di Resistenza” è un delicato omaggio che Guidotti, con tratto lieve, rende a un mondo neppure sommerso, ma in gran parte scomparso. O forse ancora vivo solo in sterili dispute politiche.

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Storie vere velate con l’occultamento dei personaggi reali che hanno compiuto le azioni raccontate quasi mai in presa diretta ma attraverso l’uso della Memoria. O evocata attraverso dialoghi fra chi c’era allora e chi è giovane oggi. O chiamando sul palcoscenico fantasmi. O facendo scontrare chi vorrebbe che la Resistenza fosse storia presente e chi invece vorrebbe diluirla in una storia ove i confini fra libertà e dittatura, fra chi torturò e chi fu torturato fossero indistinguibili. Fra questi personaggi ci sono anche gli aguzzini nazifascisti e partigiani uccisi da altri partigiani all’indomani della Liberazione. Senza sconti. E di partigiani condannati senza colpa. Chi conosce però un minimo la storia che va dal settembre 1943 al 25 aprile 1945 e oltre saprà, come un gioco, ridare ai protagonisti di questo elegante esercizio di memoria nomi e cognomi.

Uno svelamento che lasciamo ai lettori dell’agile libretto. Guidotti ingaggia una lotta corpo a corpo con la memoria di un passato che vorrebbe invece presente non tanto per nostalgia ma per omaggio a coloro che furono protagonisti di quell’epopea. Una memoria che insegna, che educa al sacrificio per il bene comune. E per raccontare questa storia divisa in racconti l’autore, che la percepisce come assenza, si affida a una scrittura crepuscolare, e quindi mai ridondante. Una scrittura riflessiva senza scatti. Una scrittura come può essere lo sci di fondo rispetto alla discesa libera. Né grimpeur né velocista ma regolare passista che si gode, con gli occhi velati di lacrime trasparenti, il panorama una pedalata dopo l’altra.

Il nostro libro del venerdì #21

Laura Artioli, Ma il mito sono io. Storia delle storie di Lucia Sarzi, Aliberti editore, Roma 2012, pp. 428.

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Laura Artioli fornisce, con questa ricerca sulla figura e sull’impegno politico di Lucia Sarzi, uno spaccato della vita e dell’impegno politico di una figura di primo piano del periodo resistenziale dell’area emiliano-lombarda. Il suo lavoro, documentato e ricco di riferimenti scritti e orali, consente di scoprire ed avvalorare un’esperienza atipica e non codificata com’è quella dell’attività della famiglia Sarzi, attori che interpretano e attualizzano testi di autori famosi, da D’Annunzio a Shakespeare, a Niccodemi e Testoni, fino a storie popolari rese addirittura in dialetto. Questo percorso, che si snoda tra paesi e città di Mantova, Cremona, Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, è centrato sulla figura di Lucia Sarzi, fanciulla, ragazza e madre. Senza indulgere in facili apologie, Laura Artioli contestualizza ogni passaggio dell’esistenza di Lucia nelle vicende e nella realtà dell’epoca, fornendo così un quadro attendibile dei problemi e delle aspettative di una generazione. E consente di realizzare un’appropriata «filatura dei giudizi politici, la ricucitura dolorosa degli strappi e delle ferite, il consolidarsi dei miti e delle rimozioni», come ha scritto Lidia Menapace nella prefazione al libro. È dunque importante l’attenzione che Laura Artioli dedica ad una donna di teatro che sapeva irradiare parole (consistenti come il piombo, si potrebbe dire) anche lontano dalla scena e che dedica gli anni più belli della sua vita (fra i diciannove e i ventisei anni) alla cospirazione contro il regime e alla lotta clandestina, con ruoli sempre più importanti.

Ciò risalta in modo particolare perché confligge con la reiterata ritrosìa di Lucia Sarzi a vestire i panni della protagonista, nascondendo la sua passione politica dietro immaginifiche avventure di saltimbanchi che dovevano difendersi da «duri inverni, solitudini, squallide stanze d’affitto, enormi fatiche» ma anche da pesanti giudizi di dubbia moralità.

In questa revisione di giudizi e di storie la vicenda di Lucia è accomunata a quella di Otello e di tutti gli altri componenti la famiglia, proponendo il racconto delle vicissitudini degli Allegrini e dei Pellerani, guitti e burattinai con i quali i Sarzi condividono ampi stralci della loro vita nomade.

La storia conosciuta di Lucia, anche per quel che riguarda l’incontro della sua famiglia con quella dei Cervi e le due famiglie, Sarzi e Cervi, vivono in stretta correlazione eventi che conducono al tragico epilogo del dicembre 1943, è una storia di memorie non scritte, di ricordi postumi, di ricostruzioni fantasiose: perché di quegli anni non esistono documenti per la necessità di lasciare meno tracce possibili e sfuggire così ai controlli e alle censure. Laura Artioli supplisce a tale carenza documentale e ad una generale imprecisione storica con il raffronto di memorie raccolte in epoche e situazioni diverse e con la verifica diretta delle fonti e raccogliendo informazioni sui posti ove si sono svolti i fatti. Il risultato è un risarcimento attendibile e meritato, e toglie quell’aura favolistica e indeterminata che caratterizza racconti che si basano su «rimandi, rispecchiamenti, depistaggi».

Tra i tanti episodi che attraggono attenzione e curiosità il volume reca la descrizione, su basi memorialistiche, del tentativo di far evadere i fratelli Cervi dalla prigione. Lucia dapprima fa arrivare ai fratelli messaggi con le modalità della fuga scritti su bigliettini incorporati nelle spalline delle maniche dei vestiti, poi cerca di fare un calco della serratura della porta della cella con la terra, per far fare una chiave e aprirla. Tentativi che non ebbero successo, nonostante fosse stata individuata qualche disponibilità di collaborazione da parte del personale carcerario, in quanto la fucilazione fu effettuata prima del previsto. Anche tali episodi testimoniano la tenacia e l’ardimento che caratterizzarono la presenza di Lucia tra le file partigiane.

Inoltre, Laura Artioli porta un contributo chiarificatore sui rapporti di Lucia con Aldo Cervi e con il russo Tarassov, e rende palese la rilevanza del lavoro di collegamento come staffetta e di coordinamento di azioni della giovane donna. Ma riesce anche a far convivere, in una vicenda imperniata su una figura femminile, l’analisi di momenti di ordinarietà (l’attività quotidiana di una madre di famiglia, di una lavoratrice) e di straordinarietà (l’apporto alla lotta di liberazione), realizzando un’analisi storica con una struttura filologica propria, non mutuata sic et simpliciter da modelli caratteristici del maschile (come viene generalmente fatto). Tanto che Lidia Menapace auspica che il metodo storiografico adottato dal libro prenda vigore, forza e legittimità umana e politica anche per il futuro.

Lo consigliamo perché…

Questo lavoro di Laura Artioli ha preso le mosse, su proposta dell’Anpi di Reggio e di istoreco, da una ricerca svolta da Maria Giovanna Vannini su Lucia Sarzi e sulla sua epopea di strenua antifascista e resistente come tesi di laurea nel 1999-2000.

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