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Tag Archives: seconda guerra mondiale

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Il nostro libro del venerdì #14

Per secoli bottino degli eserciti invasori, tra il 1940 e il 1945 le donne si ribellano alla cultura di guerra che usa lo stupro per umiliare il nemico sconfitto. “Guerra alle donne. Partigiane, vittime dello stupro, amanti del nemico”, di Michela Ponzani, edito da Einaudi, è il libro che vi presentiamo oggi.

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La ricerca, attraverso le lettere private del fondo Rai – La mia guerra e dell’Archivio della memoria delle donne di Bologna, ricostruisce la resistenza delle donne che vollero combattere la «guerra totale». Dietro la retorica del martire antifascista, la lotta armata al nazismo e al fascismo di Salò è per le partigiane un momento attraversato da tormenti interiori, da incertezze e paure. Ma è anche una guerra privata per l’emancipazione femminile, una sfida ai pregiudizi della società italiana e degli stessi compagni di banda. Oltre questo piccolo esercito che sceglie con coscienza la lotta antifascista, il libro ricostruisce le tattiche di sopravvivenza delle vittime della «guerra ai civili»: sole con i mariti inviati al fronte, dispersi o deportati, le donne rompono il muro del silenzio sugli stupri di massa, commessi dalle truppe occupanti tedesche e dai marocchini nel Basso Lazio. Ma la guerra è fatta anche di «contatti tra nemici»: molte donne s’innamorano del «tedesco invasore», da cui avranno anche dei figli. Considerate nel dopoguerra le «amanti del nemico», la loro storia sarà cancellata dalla memoria nazionale in nome del mito dell’eroina e madre, simbolo della nuova Italia democratica.

“Avevo combattuto una guerra senza bombe e senza panni militari e ciò che rimaneva di me non si leggeva su uno stato di servizio […]. La guerra aveva risparmiato le nostre vite ma cancellato l’identità, l’anima; quella di prima era sepolta per sempre”. Queste le parole che Annamaria L. ha voluto scrivere in una giornata di primavera del 1990, ormai rimasta sola e anziana, nella sua casa romana, a ricordare i terribili giorni del secondo conflitto mondiale.

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Partigiane

Lo consigliamo perché…

Riannodando i fili della memoria sepolta per anni nell’oblio delle coscienze, il libro ricostruisce le molteplici, eterogenee e compenetranti storie di guerra di quelle donne anonime, non colte, lontane dalla partecipazione attiva nella politica, che subiscono passivamente le sofferenti ricadute della guerra totale, fatta di rastrellamenti, bombardamenti, stragi e stupri di massa.
Le pagine che seguono raccontano anche le motivazioni ideali che stanno dietro alla scelta orgogliosa, per nulla scontata e mai rinnegata, di chi volle resistere: è la «guerra privata» di donne che smettono improvvisamente di sentirsi soltanto madri o figlie, che decidono di lottare non solo contro l’occupante tedesco o i militi fascisti della Repubblica Sociale; la «loro guerra» è anzitutto un conflitto per la liberazione di se stesse, anche dal pregiudizio morale e dalla discriminazione sociale imposta dalla cultura maschile.

 

Il nostro libro del venerdì #9

Mario Rigoni Stern è senza dubbio uno degli scrittori più rappresentativi della apocalisse che fu il secondo conflitto mondiale. Quella dello scrittore è stata una gioventù in balia degli eventi storici, anche quelli precedenti alla sua nascita: originiario di Asiago, vive sulla sua pelle di fanciullo la distruzione del primo dopoguerra e la ricostruzione dell’Altopiano, mentre da ragazzo vive e scala su quelle montagne che un decennio prima furono teatro di uno dei più terribili dei conflitti; appena maggiorenne viene arruolato negli alpini e catapultato nel primo intervento militare del regime fascista con l’attacco alla Grecia, rivelatosi poi più duro e costoso, in temini di vite, del previsto; la spedizione dell’Armir e conseguente ritirata; la prigionia nei campi tedeschi dopo l’8 settembre ed infine parte della Resistenza.

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Lo consigliamo perchè…

L’opera ci racconta di un Mario Rigoni alle prime prese con la guerra, contro i greci ma anche contro il gelo delle vette albanesi, la fame, l’incapacità degli ufficiali di gestire la truppa in un conflitto che, da similcopia della “blitzkrieg” tedesca, si trasformerà in un dura guerra di posizione e le alte sfere del governo, in primis Mussolini. Proprio il duce, informato sull’andamento della campagna greca dirà: “Questa neve e questo freddo vanno benissimo, così muoiono le mezze cartucce: e si migliora questa mediocre razza italiana”. “Quota Albania” è la trascrizione del diario che Rigoni teneva aggiornato, forse già con l’intenzione di raccontare il tutto al ritorno, sull’esperienza greca. È qui che il giovane Rigoni conosce i primi orrori; “Il sergente nelle neve”, sulla spedizione e ritirata in Russia, lo vedrà più maturo, nonostante la giovanissima età.

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Mario Rigoni Stern

I nostri libri del martedì #9

Quello che più colpisce e rimane nel cuore di un lettore, è spesso il modo e la profondità con cui un’opera di qualsiasi tipo riesce a raccontare l’esperienza umana nella sua totalità. Questa affermazione può sembrare un’esagerazione o un’opinione personale non necessariamente condivisibile, eppure, durante la lettura di questo romanzo, è un pensiero che lentamente si fa spazio nella mente di chi legge. Si ha tra le mani un’epopea epica, un racconto storico incredibilmente accurato, un’affascinante mescolanza di riflessioni sull’identità umana e l’essenza della libertà, un romanzo che fu esso stesso protagonista di una storia travagliata. Vita e Destino è tutto questo, e lo si coglie nel susseguirsi di storie che lo compongono, tra le pagine di questo perfetto puzzle letterario dove uomini, donne, famiglie, soldati, scienziati, prigionieri sono inevitabilmente legati tra loro.

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Il romanzo è ambientato durante la battaglia di Stalingrado nel 1942, emblematico scontro della Seconda Guerra Mondiale, dove le sorti del conflitto lentamente e con grandi sofferenze iniziarono a capovolgersi, quando l’Armata Rossa riuscì a respingere l’avanzata della Wehrmacht. L’autore ambienta le diverse storie tra il fronte russo e quello tedesco, ma non solo: il romanzo si sposta anche nelle città, come Mosca e Kazan, dove racconta la vita della famiglia di Ljudmila Saposnikova e Viktor Strum, fisico a servizio delle incalzanti scienza e tecnica sovietiche; ci si sposta poi in terre più desolate, a incontrare prigionieri sovietici in campi nazisti, così come coloro mandati al confino nei gulag nelle steppe russe, o i detenuti nelle carceri della Lubjanka. Durante questa sfiancante lotta tra i due eserciti, e nel corso del gelido inverno russo, le vicende e i drammi personali di ogni personaggio sono inesorabilmente intrecciati agli svolgimenti della storia europea, permettendo al lettore di osservare come all’interno di ciò che è definito come evento storico ci siano miriadi di storie umane dalle caratteristiche più disparate – le persone sono qui i veri protagonisti della storia umana, costruita attraverso pensieri, sentimenti, sofferenze, ambizioni, azioni dei singoli individui.

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Stalingrado dopo la liberazione

In questo ventaglio di esperienze umane, Grossman inoltre inserisce la critica e la provocazione più profonda espressa in Vita e Destino. Egli vede nell’essere umano una continua aspirazione alla libertà, anche e soprattutto nei momenti più difficili, quando ci si sente minacciati dalla propria stessa specie e dove l’unica e prima preoccupazione è la sopravvivenza. L’identità dell’essere umano e la continua aspirazione alla libertà sono ciò che regimi provenienti da ideologie anche teoricamente diverse, desiderano sopprimere, eliminando diversità e pluralità. In questa osservazione, l’autore individua le somiglianze tra nazionalsocialismo e comunismo sovietico, e dando luce a questa presa di coscienza non può che esprimere anche la sua personale delusione nei confronti dello Stato sovietico, per cui Grossman stesso aveva lavorato.

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Vasilij Grossman

L’opera, ultimata nel 1960, non poté essere pubblicata, in quanto fu sequestrata e bandita dal governo russo nella sua totalità, fino agli anni Novanta. Fu parzialmente pubblicata in Europa occidentale, grazie a copie incomplete del manoscritto che arrivarono in Francia, ma la lettura del romanzo nella sua completezza divenne possibile solo negli ultimi decenni del 900.

Lo consigliamo perché…

Le storie che si mescolano in questo romanzo sono fittamente intrecciate tra loro, ma non per questo difficili da seguire. L’umanità dei personaggi è infatti un perfetto collante che permette di seguire vicende tanto diverse: le emozioni, gli errori, le paure, le aspirazioni che essi esprimono permettono di immedesimarsi profondamente in ciò che Grossman racconta, e prendere a cuore i destini di coloro che compaiono tra le pagine di questo libro. L’opera stessa e l’autore, inoltre, vissero direttamente le conseguenze e gli sviluppi della stessa storia che raccontano: Vita e Destino è quindi sia un romanzo abilmente ricercato e strutturato, che una testimonianza reale e a tratti crudamente rivelatrice, dove l’uomo e la società contemporanea sono ritratti nella loro natura contraddittoria e complessa.

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I nostri libri del martedì #8

La persecuzione nazista degli zingari

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Gli stereotipi e le prevenzioni circa gli zingari sono tutt’ora assai vive, non di meno lo erano durante l’epoca nazista nella Germania hitleriana; lo attesta il fatto che alcuni storici parlano apertamente di “Genocidio degli zingari” esattamente come avvenne per quello degli ebrei. Il saggio “La persecuzione nazista degli zingari”, di Guenter Levy, edito da Einaudi, spiega come Rom e Sinti furono sottoposti a crudeltà incredibili; tentando di ricorrere, anche per loro, ad una “soluzione finale” che ponesse termine alla loro esistenza e alla presenza sul suolo tedesco e non solo. Moltissimi di loro furono deportati nei campi di sterminio ove trovarono, dopo lunghe tribolazioni, una morte per fame, malattia e sfinimento.

Zingari razza impura, sudici, pigri, ladri, disonesti: in una parola da eliminare.

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La distorta ideologia circa la “purezza della razza” fece di loro dei capri espiatori eccezionali; più “impuro” di un nomade non si poteva essere. Tutto questo non fece che aumentare i numeri aberranti delle vittime dell’Olocausto.

Lo consigliamo perché…

Per informarsi su uno dei tanti abomini dell’epoca nazista, forse non noto al grande pubblico a differenza dello sterminio degli Ebrei.

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